VIDEO TURISTICI IN LINGUA DEI SEGNI

i laghi bergamaschi   L'isola bergamasca   Brescia e il suo territorio   Como: the magic scenary   Monza Brianza  

 


ACCESSIBILITA' TURISTICA PER NON VEDENTI

NUOVO OSTELLO DELLA GIOVENTÙ DI BERGAMO

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Via G. Ferraris 1.
telefono e fax: 035 36.17.24.
www.ostellodibergamo.it.
e-mail: hostelbg@libero.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

L’ostello è accessibile ai disabili ed è dotato di ascensore con indicazioni braille.
Ha inoltre camere di formato tradizionale senza particolari forme spigolose e bagno accessibile ai disabili motori.
Previo avviso l’ostello può mettere una persona a disposizione del disabile nelle operazioni degli spazi comuni.
Inoltre l’ostello dispone dei seguenti servizi:
accettazione di cani guida e colazione in camera senza nessun supplemento.

 

 AEROPORTO CARAVAGGIO DI MILANO ORIO AL SERIO

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Ai passeggeri a ridotta mobilità l'Aeroporto di Milano Orio al Serio riserva particolare attenzione: Ha infatti introdotto procedure
che recepiscono quanto previsto dalle vigenti norme europee.

In prossimità dei parcheggi autovetture e delle pensiline di arrivo dei mezzi pubblici, vi sono punti di richiesta di assistenza (campanelli di chiamata), ove personale dedicato inizia a prendersi cura del passeggero e lo accompagna nella fase di accettazione, transito dei filtri di sicurezza e, da qui, dopo l'eventuale sosta presso la sala dedicata all'imbarco (Sala Amica).

L'accesso all'aeroporto è agevolato da marciapiedi muniti di rampe a limitata pendenza.
All'interno dell'aerostazione vi sono percorsi preferenziali per non vedenti.
L'aereostazione è servita di ascensori e servizi igienici appositamente predisposti per coloro che hanno difficoltà nel deambulare.
La struttura è dotata di mezzi elevatori (Ambulift), che permettono l'imbarco sugli aeromobili in condizioni di comfort ottimale.

Per richiedere i servizi di assistenza (accesso alla Sala Amica compreso),
il passeggero portatore di handicap deve informare la compagnia aerea al momento della prenotazione del volo.
Con preavviso di trentasei ore la compagnia aerea stessa provvederà a trasmettere al gestore aeroportuale la richiesta affinchè predisponga l'assistenza necessaria.

Parcheggio
Sono riservati ad utenti diversamente abili i posti auto contrassegnati con apposita segnaletica presso il parcheggio Terminal.
- Sono gratuiti unicamente i posti auto del parcheggio Terminal scoperti, presentando all'uscita, presso la cassa parcheggi, oltre al biglietto di ingresso al parcheggio il documento di identità e la vetrofania attestante l'autorizzazione per la circolazione e la sosta disabili, ex art. 188 Codice della Strada;
- Per soste superiori alle 6 ore, biglietto aereo o prenotazione volo relativi alla partenza.
Gli utenti sprovvisti della documentazione richiesta saranno tenuti al pagamento della sosta secondo le tariffe vigenti.

Assistenza
I passeggeri a ridotta mobilità che arrivino direttamente al Terminal possono richiedere assistenza utilizzando i videocitofoni situati:
•    All’ingresso aerostazione partenze;
•    All’ingresso arrivi;
•    Ai parcheggi a sosta breve di fronte all'aerostazione.
La Sala Amica provvederà all'invio di un addetto che assisterà nelle operazioni di registrazione, nell'effettuazione dei controlli di sicurezza e delle operazioni di imbarco, eventualmente anche accedendo alla sala assistenza - Sala Amica.

In arrivo
In arrivo il passeggero con ridotta mobilità, segnalato dalla compagnia aerea, viene atteso da un addetto che lo assiste nello sbarco e nel ritiro dei bagagli e quindi all'esterno, fino al mezzo di trasporto via terra (pubblico o privato), o all'incontro con le persone che sono ad attenderlo.
    
Informazioni per Ipovedenti e non vedenti
All’aeroporto di Orio al Serio sono installati mappe tattili e un percorso a guida tattile che consente alle persone non vedenti ed ipovedenti che accedono all’aerostazione di orientarsi ed evitare pericoli.
In questo modo i disabili visivi possono godere di autonomia negli spostamenti all’interno dell’aerostazione passeggeri e all’accesso dei servizi forniti, quando non accompagnati o non richiedano l’aiuto di un operatore.
Il percorso si snoda nelle due aree principali dell’aerostazione:
Nella zona partenze il percorso inizia dalla fermata dei mezzi pubblici (bus e taxi) e si sviluppa in aerostazione per una lunghezza di centocinquanta metri, accompagnando il disabile visivo ai servizi principali: i bagni, la farmacia, il banco informazioni, la biglietteria, i banchi d’accettazione, l’ingresso all’area imbarchi, i bar e altre attività commerciali, riconoscibili grazie alle mappe tattili installate lungo il percorso.
Nell’area arrivi il sistema di guida tattile, inizia dalle uscite delle sale ritiro bagagli e si sviluppa per una lunghezza di cinquanta metri, accompagnando il non vedente alle fermate dei mezzi pubblici (bus e taxi) sempre con l’aiuto delle mappe tattili.
Il percorso guida è composto di piastre di gomma applicate alla pavimentazione esistente e consente di trasmettere le informazioni sfruttando il senso tattile plantare e l’utilizzo del bastone bianco.

 

MUSEO CIVICO DI SCIENZE NATURALI "ENRICO CAFFI" - BERGAMO

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Spazio espositivo: piazza Cittadella, 10, - 24129 Bergamo.
tel.035286011;
e-mail: info@museoscienzebergamo.it

www.museoscienzebergamo.it.

Orari di apertura
ORARIO ESTIVO.
Da Aprile a Settembre:
9.00 - 12.30;  14.30 - 18.00.
Sabato e festivi:
9.00 - 19.00.
Chiuso:
il lunedì.    ORARIO INVERNALE.
Da Ottobre a Marzo:
9.00 - 12.30;  14.30 - 17.30.
Chiuso:
il lunedì, il 1 gennaio, il 25 dicembre.
INGRESSO GRATUITO.

Come arrivare
In macchina: uscita autostrada A4 -Bergamo-, seguire le indicazioni per -Città Alta- e per -Largo Colle Aperto-.
Il Museo si trova in Piazza Cittadella, che è chiusa al traffico.
Parcheggi a pagamento si trovano lungo tutte le mura e in Colle Aperto.
La domenica pomeriggio e nei giorni festivi Città Alta è chiusa al traffico.
In treno: fermata FS –Bergamo-, dalla stazione prendere l'autobus -1- per Colle Aperto/Università, il biglietto è acquistabile in stazione o nelle edicole. Il Museo è raggiungibile anche con la funicolare per Città Alta.
Per informazioni, telefonare:
al centralino, 035286011 o alla segreteria 035286012.
e-mail: infomuseoscienze@comune.bg.itQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
ESPOSIZIONI
Il settore espositivo è posto al primo piano di Piazza Cittadella. Alla sommità dello scalone si viene accolti dal personale di guardiania, ed è possibile reperire materiale informativo riferito al museo. L'ampio ingresso, oltre alla ricostruzione di un Mammut e del suo cucciolo, ospita la piantina in rilievo del settore espositivo (mappa tattile per non vedenti).

Le ampie esposizioni si articolano in sezioni.

ZOOLOGIA
L'esposizione zoologica è per gran parte dedicata ai vertebrati.
Già dalle prime vetrine è possibile percepire l'impostazione espositiva del museo che, negli ultimi anni, ha introdotto alcuni spazi sensoriali in grado di offrire al visitatore la possibilità di toccare quanto esposto.
Seguendo il percorso si incontrano pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi.
E’ nella sala dedicata agli invertebrati che si può comprendere un tema di grande attualità: la biodiversità; il gruppo di insetti più famoso, quello delle farfalle, è ben documentato nelle collezioni del museo, ma è anche molto rappresentativo per la varietà di habitat e degli ecosistemi collegati alle singole specie.
La sezione zoologica comprende un acquario e un’area dedicata al baco da seta che permette di far osservare dal vivo lo sviluppo di questo lepidottero che ha condizionato l’economia del nostro territorio per diversi secoli. Nei mesi estivi i visitatori possono nutrire con foglie di gelso i piccoli bruchi che crescono fino a chiudersi all’interno del bozzolo per uscirne muniti di ali terminata la metamorfosi.

GEOLOGIA

La geologia del territorio si presta allo studio e alla raccolta di campioni di grande interesse; i più rappresentativi sono esposti nella sala dedicata alla geologia bergamasca dove un grande plastico evidenzia i rilievi montuosi, la natura e l’età geologica dei principali affioramenti rocciosi.
Ulteriori ambienti espositivi sono appositamente allestiti per descrivere il tema del carsismo, un fenomeno morfologico che ha prodotto le grotte ed i tipici paesaggi delle rocce carbonatiche. Minerali, rocce e giacimenti utili sono i protagonisti di un itinerario espositivo del piano superiore.

PALEONTOLOGIA
L’esposizione, ampia ed articolata, conduce alla scoperta dei fossili, fonte preziosa di conoscenza dell’evoluzione della vita sulla Terra. Non manca una specifica sezione dedicata ai dinosauri, i beniamini di molti appassionati della storia del nostro pianeta.
La sala dedicata al periodo geologico più recente, da 5 milioni di anni fa ad oggi, comprende numerosi reperti appartenenti all’antica fauna e flora bergamasca.
Sono esposti resti di un’antica specie di elefante scoperti nei sedimenti del bacino lacustre di Leffe, ma anche fossili provenienti da grotte, fiumi o laghi frequentati da animali di clima caldo o freddo come rinoceronti, mammut oppure orsi delle caverne.
Una sezione è dedicata all’origine ed alla evoluzione dell’uomo, partendo dall’evoluzione morfologica per giungere alla conquista di capacità cognitive e tecnologiche che oggi si identificano con la nostra specie Homo sapiens sapiens.
La visita di questo museo non può considerarsi completa senza un incontro con il magnifico esemplare di cervo fossile risalente a circa 700.000 anni fa, ritrovato in Val Borlezza nel corso delle ricerche condotte dal museo.
Ma il fiore all’occhiello sono gli straordinari reperti provenienti dai giacimenti del Triassico superiore bergamasco quando nel nostro territorio al posto delle montagne c’erano antichi mari. I sedimenti deposti su questi fondali sabbiosi ci hanno permesso di recuperare rettili volanti, marini e terrestri, pesci, crostacei ed insetti compressi nelle pagine di una roccia antica di oltre 220 milioni di anni.

I CINQUE SENSI
E’ un percorso interdisciplinare che permette di toccare con mano e scoprire da vicino alcune curiosità della natura. Frammenti di tessuti o parti scheletriche, fossili, minerali e rocce sono a disposizione del pubblico per fare piccoli esperimenti lungo il percorso espositivo.
Manipolare campioni e scoprire dettagli osservabili al microscopio avvicina e coinvolge il visitatore nella scoperta dei tesori custoditi nelle vetrine. Le didascalie del percorso sono proposte anche in scrittura Braille per i non vedenti e sono disponibili mappe e descrizioni sonore per una visita audio guidata.
Le prime vetrine offrono l'opportunità di sperimentare in prima persona, toccando alcuni campioni, come sono diversi nei Vertebrati lo scheletro ed i tessuti che li rivestono specializzati in squame, piume e pelo.
Al termine del percorso dedicato agli uccelli il visitatore può divertirsi con un gioco: è possibile ascoltare il canto di alcune specie oppure mettersi alla prova cercando di indovinare qual è l'uccello che produce quel canto.
Nella sala dedicata ai mammiferi è possibile toccare 13 campioni di pelo di alcune specie di questi animali viventi nella provincia di Bergamo, per riconoscerne le differenze: tra queste la talpa, il coniglio e lo spinoso riccio.
La tappa successiva è interamente dedicata alla manipolazione di grosse porzioni di roccia che sono a disposizione del visitatore per apprezzare le principali differenze tra formazioni rocciose diffuse sulle montagne bergamasche. depositi di versante, fondali marini o lacustri possono essere toccati per apprezzare la granulometria o il contenuto paleontologico.
Nella sala dedicata alla paleontologia è possibile entrare in contatto con i fossili toccando con mano i resti di antichi organismi che in milioni di anni si sono trasformati in roccia.
Una cassettiera tattile, semplice strumento di uso quotidiano, è il veicolo per comprendere quali processi portano alla formazione di un fossile: ogni cassetto rappresenta uno stadio diverso della fossilizzazione e scendendo verso il basso si può scoprire come il tempo abbia trasformato i gusci dei molluschi in fossili completamente litificati.

ETNOGRAFIA
Le collezioni sono costituite da oltre 1.200 oggetti provenienti principalmente dall'Africa e dalle Americhe e sono frutto di importanti donazioni da parte di privati. I nuclei principali riguardano gli oggetti di uso quotidiano o rituali delle culture dell’Africa Subsahariana e quelli raccolti nel XIX secolo in America da Costantino Beltrami scopritore delle sorgenti del Mississippi.

Attività didattiche
Il Museo in ogni periodo dell'anno organizza proposte educative articolate in attività di laboratorio, visite guidate ed escursioni. Sono in produzione audioguide con file in formato MP3, per la descrizione del Museo.

Per informazioni e prenotazioni contattare la segreteria di ADN: Associazione Didattica Naturalistica:
Lunedì e Giovedì, dalle ore 9.00 alle ore 12.00 al numero 035 286055.
e-mail: adn@museoscienzebergamo.it

Requisiti di accessibilità
Per i disabili motori è possibile salire al primo piano tramite ascensore, con accesso segnalato nell’androne d’ingresso e con chiamata citofonica.
Sito web accessibile per disabili visivi dotati dei normali ausili informatici.
Il Museo di Scienze Naturali di Bergamo è il primo museo di scienze italiano ad essersi dotato di un percorso specifico per non vedenti che, oltre a quanto già sopra descritto, comprende una grande mappa tattile in rilievo posta all’ingresso e piantine in rilievo portatili che abbinate alle audioguide, grazie alle dettagliate descrizioni del percorso, consentono ai disabili visivi la visita in autonomia.

 

CIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO DI BERGAMO

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Spazio espositivo: piazza Cittadella, 9, – 24129 Bergamo.
tel.035/242839;
fax 035/3831889.
e-mail: archeomuseo@comune.bg.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
www.museoarcheologicobergamo.it.

Orari di apertura
Da ottobre a marzo:
9.00 - 12.30;  14.30 - 17.30.
Da aprile a settembre, da martedì a venerdì:
9.00 - 12.30;  14.30 - 18.00.
Sabato e domenica:
9.00 - 19.00.
Chiusura:
il lunedì, il 1 gennaio e il 25 dicembre.
L'ingresso al museo è gratuito.
Le visite guidate alle sale del museo possono essere effettuate con gruppi che non superino le 25 unità e compatibilmente con gli orari del museo.
 
Come arrivare
Il Museo Archeologico è raggiungibile con autobus urbano che dalla stazione ferroviaria di Città Bassa raggiunge Città Alta, pervenendo in Colle Aperto, da dove si accede in piazza Cittadella.

Percorsi espositivi
Le collezioni sono raccolte nelle sale a piano terra e nello spazio a piano primo, accessibile con ascensore a norma per disabili in carrozzella.
I numerosi studi e le campagne di scavo e di ricerca condotte negli anni hanno consentito di rinvenire numerose testimonianze del passato del nostro territorio, ricchissimo di storia.
Tali oggetti e documenti costituiscono il patrimonio più importante del Museo.
I temi principali riguardano:
La Preistoria nel territorio bergamasco,
Il lapidario,
La città dalle origini all’Alto Medioevo,
Le statue greche e romane,
I Longobardi e i reperti altomedievali nel territorio bergamasco.

Attività didattiche
I servizi messi a disposizione dal Centro Didattico comprendono, tra l’altro:
•    Incontri a tema nelle sale del Museo
•    Percorsi a tema: lezione in classe, visita al Museo, attività di laboratorio
•    Conferenze al Museo o presso Biblioteche e Scuole
•    Servizio mostre
•    Elaborazione mostre didattiche
•    Visite guidate domenicali e festive.
Sono disponibili audioguide per gli itinerari di visita.
Possibilità di prenotare visite guidate per gruppi di disabili visivi al costo orario di €50.

Eventi
Oltre alle mostre estemporanee, un appuntamento costante negli anni è il Maggio Archeologico, organizzato dall’Associazione degli Amici del Museo Archeologico, che propone una serie di conferenze nel mese di maggio, su di un tema che fa da filo conduttore. Gli incontri, tenuti da esperti e studiosi di chiara fama, sono svolti in forma multimediale che abbina all’esposizione del relatore performances musicali e danze dal vivo e filmati da cineteca.
Per informazioni: tel. 035.233933, orari d'ufficio.
archeoamici@hotmail.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Requisiti di accessibilità
Sito web accessibile per disabili visivi dotati dei normali ausili informatici.
Il museo è Accessibile per disabili motori in carrozzella

 

ORTO BOTANICO
di Bergamo "Lorenzo Rota"

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Spazio espositivo: Scaletta di Colle Aperto.
Sala Viscontea (mostre temporanee).

Informazioni e recapito postale:
Passaggio Torre di Adalberto 24129 BERGAMO.
Tel. 035/286060;
Fax: 035/270318.
E-mail: ortobotanico@comune.bg.itQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
www.ortobotanicodibergamo.it.
Uffici: passaggio Torre di Adalberto, di fronte alla Sala Viscontea.

Orari di apertura dell’Orto:
tutti giorni dal 1 marzo al 31 ottobre.
MARZO:
9.00 - 12.00;  14.00 - 17.00.
DA APRILE A SETTEMBRE:
9.00 - 12.00;  14.00 - 18.00.
Sabato, domenica e festivi 9.00 - 19.00.
OTTOBRE:
9.00 - 12.00;  14.00 - 17.00.

Come arrivare
L’Orto Botanico “Lorenzo Rota” è raggiungibile con autobus urbano che dalla stazione ferroviaria di Città Bassa percorre la principale direttrice di accesso in Città Alta attraverso le Mura venete, pervenendo in Colle Aperto. A breve distanza si trova la Scaletta di Colle Aperto, nei pressi della polveriera secentesca, che permette di raggiungere le collezioni viventi.
Accessibile solo a piedi, percorrendo la lunga ma comoda scaletta di 141 gradini.

La visita
Situato in Città Alta, in splendida posizione panoramica, su uno spalto all’estremità nord-ovest delle mura venete. lo sguardo del visitatore può spaziare sui tetti e sui monumenti di Città Alta, fino alle prime propaggini delle Prealpi Orobie.
Suna superficie di 2.400 mq sono ospitate più di 1.200 specie vegetali, buona parte delle quali collocate in micro-habitat che riproducono o evocano ambienti naturali.
La collocazione, per esposizione, temperatura, insolazione, umidità, dimostra condizioni microclimatiche favorevoli alla crescita di specie di climi differenti.
Più di metà della superficie espositiva è dedicata alle specie autoctone ed un’attenzione particolare è riservata alle specie che caratterizzano il territorio floristico lombardo.

Attività didattiche
Viene svolta un’intensa attività educativa con laboratori e visite didattiche per le scolaresche, oltre ad un’attività promozionale con l’organizzazione di esposizioni ed eventi.
Sono disponibili sabato e festivi audioguide in formato MP3 di 18 itinerari di visita.
Possibilità di Visite guidate domenicali.
Possibilità di prenotare visite guidate per gruppi di disabili visivi al costo orario di €50.

Sono disponibili tre importanti modalità per l’approccio multisensoriale all’Orto botanico:
la scala dell’evoluzione delle piante, audiorama e audioguide.
1) La prima modalità riguarda un percorso illustrativo delle tappe essenziali dell’evoluzione delle piante costituito da 10 pannelli tattili per nonvedenti, ipovedenti e normovedenti, che inizia alla base della Scaletta di Colle Aperto. I pannelli riportano  in rilievo sulla superficie scritte in caratteri ingranditi, scritte in braille (italiano e inglese) e disegni pure in rilievo con tinte scelte in base ad opportuni contrasti cromatici che le rendano meglio percepibili dagli ipovedenti.
2) La seconda modalità , Audiorama, è costituita da “pietre sonore” dislocate lungo il percorso che, grazie a sensori di presenza, entrano in funzione e contribuiscono al paesaggio sonoro dell’Orto Botanico con parole, rumori, musica. Lo scopo è arricchirlo senza disturbare, rispettando il desiderio di silenzio, ma con intervalli che possono rendere ancora più stimolante la visita.
3) Le audioguide che costituiscono un sistema semplice e comodo per una visita guidata autonoma. Migliorano così l’esperienza dei visitatori che possono avvicinarsi alla storia dell’Orto Botanico, ai temi e agli spazi delle collezioni botaniche, alle curiosità su singole specie ed altro ancora. I file sono in formato mp3 e scaricabili liberamente dal sito www.ortobotanicodibergamo.it, oppure, solo nei giorni di sabato e festivi, i lettori possono essere richiesti gratuitamente al custode.

Requisiti di accessibilità
Fruibile da parte dei disabili sensoriali.
Sito web accessibile per disabili visivi dotati dei normali ausili informatici.
Non accessibile per disabili motori in carrozzella.
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ALMENNO SAN BARTOLOMEO - MUSEO DEL FALEGNAME.


Indirizzo: Via Papa Giovanni XXIII, 59,  Almenno San Bartolomeo.

Telefono: 035 554411; Fax: 035 554407.

Sito: www.tinosana.com.

Apertura: Da lunedì a venerdì 9.00 - 12.00; sabato15.00 - 18.00 ; domenica 9.30 - 12.00 / 15.00-18.00.

Chiusura: agosto (apertura solo su prenotazione), festività infrasettimanali e nazionali.

Ingresso: A pagamento, Previste riduzioni.

Informazioni visite: Su prenotazione. Bookshop: Materiale divulgativo, oggetti in legno. Biblioteca: Aperta al pubblico.

Cenni storici:

Nel dicembre 1984 il Signor Costantino Sana, titolare della Tino Sana S.r.l., ebbe l'idea di allestire questo Museo sulla cultura del legno con i suoi mestieri. Iniziò un paziente lavoro di ricerca di utensili, macchinari e documenti inerenti l'antico mestiere del falegname poiché desiderava che quegli arnesi di abili artigiani, specchio di un patrimonio di usi e costumi, non andasse perduto. Il Museo fu inaugurato il 20 giugno 1987 ed oggi, unico in Europa, ci offre una rara e completa testimonianza di tutta la cultura legata alla lavorazione del legno. Spostato, per necessità aziendali, in via Aldo Moro, è ora collocato nella nuova sede definitiva progettata dall'Arch. Cesare Rota Nodari e inaugurata il 28 ottobre 2000. La costruzione è disposta su tre piani, per un totale di 3200 metriquadri che contengono circa 4.000 reperti risalenti dal XVII secolo fino ai giorni nostri. Alcuni utensili costituiscono una vera e propria rarità perché recano decorazioni o cifre degli antichi proprietari. Criteri espositivi - Itinerario di visita: All'esterno è collocata la segheria funzionante a caduta d'acqua. Costituita da una struttura metallica chiusa su tre lati, sul fronte lungo, completamente aperto, è possibile ammirare l'andirivieni della segatronchi, azionata da una possente ruota a sua volta mossa da un adeguato getto d'acqua. All'interno dello spazio espositivo il materiale è diviso per categorie o in contesti che riproducono diverse botteghe artigiane: tornitore, intagliatore, falegname, gabbiaio, zoccolaio, modellista, intarsiatore, liutaio, bottaio, seggiolaio, fabbro, carraio, velaio e barcaiolo. Interessanti sono le botteghe dei falegnami che ricordano anche i nomi degli antichi artigiani operosi nella plaga di Almenno e della Valle Imagna. Sono anche esposti macchinari per il taglio dei tronchi e la lavorazione del legno, e diversi torni tuttora funzionanti. Ciascun ambiente porta su di sé i segni del lavoro umano e dei bisogni delle comunità che si sono succedute nel corso dei secoli. Il Museo ospita anche una pregevole collezione di carrozze e carri fra cui spiccano: il carro "manzoniano", la carrozzella romana, il carro siciliano e un carro agricolo finemente intagliato, utilizzato anche per le processioni. Una sezione molto interessante è riservata alla storia della bicicletta con una collezione che contiene rari esemplari in legno come la "draisina" del 1820, la "michandina" del 1861 ed un biciclo in ferro del 1880. Ci sono inoltre biciclette e maglie appartenute a grandi campioni del pedale quali Fausto Coppi, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Gianni Bugno e il primo esemplare della "woodbike", bicicletta in legno progettata da Costantino Sana. Sempre legata alla bicicletta, vista come strumento di lavoro, un' interessante sezione è dedicata ai lavori ambulanti; biciclette equipaggiate con tutti gli attrezzi del mestiere permettevano agli ambulanti di spostarsi di paese in paese per prestare la loro opera. Numerose sono le attività svolte in sella al proprio mezzo a due ruote: il lattaio, lo scrivano, l'arrotino, l'ombrellaio, il barbiere sono solo alcuni dei mestieri richiamati e rappresentati dagli esemplari esposti. Sono anche presenti le ricostruzioni di alcuni tipici locali dove la vita di tutti i giorni, non sempre facile, scorreva nella sua semplicità: l'osteria con il suo arredamento essenziale e l'immancabile fisarmonica, la casa del contadino dove sono collocati mobili e suppellettili secondo l'usanza bergamasca. Un'altra sezione è dedicata alle testimonianze della vita rurale: attrezzi e macchinari impiegati nei campi e per la lavorazione del latte, strumenti per la cardatura e la filatura della lana e per la tessitura. Anche gli attrezzi utilizzati per la lavorazione del legno hanno un loro posto privilegiato: in alcune vetrine si possono ammirare le numerose tipologie di questi strumenti dalle dimensioni più minute a quelle più voluminose. La visita al Museo termina con la "baracca dei burattini", ricreata in forma di teatrino, dove è esposta una collezione di burattini dell'Ottocento di Enrico Manzoni detto "Risolì" e due collezioni contemporanee di Benedetto Ravasio e Giuseppe Belloli. Su richiesta, le scolaresche possono assistere ad uno spettacolo di burattini.

Accessibilità Turistica:

Il museo è accessibile anche ai disabili. È fornito di servo scala per i quattro gradini all’ingresso e ascensore per i tre piani di esposizione. Il percorso non ha barriere architettoniche e ben percorribile anche con la carrozzina, ed ogni piano è fornito di servizi anche per disabili. Davanti all’ingresso c’è il parcheggio con due posti riservati ai disabili e sul retro c’è uno spazio riservato ai pullman.

CENE - PARCO PALEONTOLOGICO.


Indirizzo: Accesso pedonale: Via Cava, 28,  24020 Cene.

Area parcheggio: Via Bellora (da via Bellora si accede al parco
mediante un breve tratto di pista ciclopedonale). 

Telefono: 0346 22400. Fax: 0346 22957 (Comunità Montana).
Telefono: 035 729318 (Parco, durante orari apertura al pubblico).

Sito: www.valleseriana.bg.it o www.triassico.it /parco/cene/.

Apertura: maggio: domenica 14.00, 18.00; giugno: sabato: 14.00, 18.00. domenica: 10.00 12.30 / 14.00 18.00. da luglio a settembre: sabato e domenica 10.00 12.30 / 14.00 18.00.

Ingresso: Gratuito. Informazioni visite: Visite guidate (durante tutto l'anno per gruppi e scolaresche) su prenotazione, a cura degli Operatori Didattici del Parco. Per prenotazioni gruppi e scolaresche Tel. 035.206055 (da lunedì a giovedi 9.00 12.00).

Bookshop: Presso il Centro Visitatori del Parco sono disponibili cartoline, pubblicazioni divulgative e a carattere didattico.

Cenni storici:

Situato sulle pendici del Monte Bue, il Parco copre l'area che, fino al 1965, era destinata ad attività estrattiva ed era conosciuta con il nome di "Cava Ratta". Quando, nel febbraio del 1965, una grossa frana provocò notevoli danni ai macchinari e alle attrezzature della cava, l'attività mineraria cessò e, per alcuni anni il sito rimase abbandonato. Singolarmente la frana ebbe un effetto positivo dal punto di vista culturale, in quanto pose in luce l'importantissimo sottostante strato paleontologico. Conosciuto da tempo come possibile luogo di rinvenimento di fossili, cominciò ad attirare numerosi "appassionati" paleontologi e geologi dilettanti che, quasi sicuramente, asportarono reperti di grandissimo interesse (creando, di conseguenza, enormi danni), finché, nel 1970, don Antonio Canova cominciò una raccolta sistematica del materiale fossile esistente che diede straordinari risultati. Da qui iniziò lo studio e la valorizzazione del sito, si diede inizio a campagne di scavo scientificamente condotte che permisero di riportare alla luce eccezionali reperti fossili, che fanno del Parco di Cene uno dei più interessanti siti paleontologici a livello internazionale. È del 1973, la scoperta dello scheletro, perfettamente conservato, del più antico rettile volante del mondo: l'Eudimorphodon ranzii. Questi reperti sono oggi conservati presso il Museo di Scienze Naturali "E.Caffi" di Bergamo che ne ha seguito, sin dall'inizio, le ricerche e le campagne di scavo. Criteri espositivi - Itinerario di visita: All'ingresso del Parco è situato il Centro Accoglienza Visitatori, un ampio spazio dove sono collocati pannelli didattici, attrezzature atte ad accogliere i gruppi che visitano il luogo (essenzialmente scolaresche) e sono messi a disposizione, per la consultazione, volumi e materiali che servono, soprattutto, per sviluppare l'attività didattica. I pannelli didattici, illustrano la situazione geologica della Valle Seriana in generale, descrivono la particolare situazione geologica della zona della "Cava Ratta", dove appunto si trova il Parco; spiegano quali sono le dinamiche che portano al fenomeno della fossilizzazione, processo che ha permesso di fare arrivare fino a noi esseri, sia animali che vegetali, vissuti milioni di anni fa. Vi sono inoltre pannelli che documentano i fossili più importanti ritrovati nel Parco; per ogni esemplare, oltre alla rappresentazione fotografica, sono forniti, in sintesi, tutti i dati scientifici corredati anche da annotazioni curiose. Infine vi sono pannelli dedicati al Parco, con indicate le cause che hanno portato alla sua formazione e le iniziative attivate per lo studio e la valorizzazione del sito. Negli spazi all'aperto, salendo lungo un ampio sentiero attrezzato anche per la sosta, si arriva ad avere una visione completa del fronte franoso che ha dato origine a quello che è il primo Parco Paleontologico esistente in Lombardia. Le attività didattiche svolte nel parco si differenziano in: visite guidate, lezioni teoriche, laboratori e attività all'aperto. Recentemente negli spazi all'aperto, presso il Centro Visitatori, è stata allestita una nuova area attrezzata per attività didattiche guidate. Presso questa postazione le scolaresche, ma non solo, possono sperimentare in modo diretto il tipo di lavoro che impegna i paleontologi durante il delicato lavoro che porta al recupero dei reperti fossili.

Accessibilità turistica:

Il centro visitatori ha spazi accessibili per utenti con disabilità motoria, comprese toilette per disabili. Non dispone di specifici presidi per utenti con disabilità visiva; è altresì sempre garantita, durante gli orari di apertura, la presenza di un operatore didattico con funzione di guida.

LEFFE - MUSEO DEL TESSILE.


Indirizzo: Via Mosconi, 5, (sede), 67(museo).

Telefono: 035 733981.

Sito: www.museodeltessile.it.

Apertura: sabato e domenica: 14.00 19.00. Orari non validi nel mese di agosto.

Ingresso: Gratuito.

Informazioni visite: Visite guidate su prenotazione. Per le scuole aperture, percorsi didattici e laboratori durante la settimana tramite prenotazione.

Bookshop: Disponibili dispense e telaietti per laboratori didattici di tessitura. Biblioteca: Alcuni libri di tessitura, filatura e tintoria consultabili a richiesta.   Cenni storici: Inaugurato nel 2005, il Museo del Tessile è stato voluto come una giusta e doverosa testimonianza della tradizione tessile locale. Un segnale di continuità tra presente e passato che ogni comunità deve costruire per riconoscersi e identificarsi. Il Museo è proprietà della A.R.T.S. Associazione Ricerche Tessili Storiche Onlus che lo gestisce. La A.R.T.S. Onlus è stata costituita nel 2003 da un gruppo di volontari, che adempiendo allo scopo statuario, si sono fatti carico di raccogliere, conservare ed esporre il patrimonio di documenti, macchinari e testimonianze varie dell'industria tessile locale. Questo patrimonio, arricchito da numerose donazioni, ha permesso la realizzazione del Museo Tessile.

Criteri espositivi e  Itinerario di visita: I criteri espositivi riguardano le diverse lavorazioni delle fibre tessili, seta, lana, cotone e lino, che hanno caratterizzato Leffe ed il territorio bergamasco. Nella sezione dedicata alla seta, di particolare interesse è il torcitoio circolare della fine del 1700 dal diametro di 4,5 metri proveniente dal filatoio di Leffe. Nella sezione sull'evoluzione dei telai, si possono osservare il tipico telaio medievale, quello con la "navetta volante", due telai a mano con macchine jacquard di legno e, non ultimo, un telaio meccanico a ratiera del 1900. Altre sezioni espongono strumenti di controllo e misure: dinamometri, torsiometri, bilance di precisione, aspatrici oltre a ruote filare ad aletta e ruote ad incannare. Di particolare interesse è la lavorazione della lana rappresentata da un torcitoio a ruota a 12 alette del 1750 (uno dei primi tentativi di industrializzazione della filatura della lana) e da una macchina per follare i panni lana (operazione nella quale il tessuto di lana viene immesso, con una soluzione alcalino-saponosa, e pressato con dei rulli per infeltrirlo, rendendolo più compatto, più resistente ed anche impermeabile), oltre a libri campionari con centinaia di campioni di tessuti del diciannovesimo secolo.  Nel percorso espositivo ci sono anche strumenti e macchinari per la lavorazione del lino e del cotone, con un caratteristico torcitoio giapponese del diciannovesimo secolo interamente in legno, ed una rara macchina circolare per la realizzazione del merletto meccanico della fine del 1800 di fabbricazione inglese. Di prossima inaugurazione sono libri e campionari di una tintoria dell'inizio del 1900. Lungo il percorso sono esposti dei disegni per tessuti jacquard (messe in carta) realizzati nel corso del ventesimo secolo.

Accessibilità turistica:

Il museo è visitabile da portatori di disabilità motoria in quanto si estende tutto su un unico piano, facilmente raggiungibile con una pedana mobile per superare l’unico gradino esistente.

LOVERE – ACCADEMIA TADINI.


Indirizzo: Palazzo dell'Accademia,  Via Tadini, 40, Lovere.

Telefono: 035 962780.

Fax: 035 4345158.

Sito: www.accademiatadini.it.

Apertura: da maggio a settembre: da martedì a sabato: 15.00 19.00. domenica: 10.00 12.00 / 15.00 19.00. aprile e ottobre: sabato: 15.00 19.00. domenica: 10.00 12.00 / 15.00 19.00. da novembre a marzo: apertura a richiesta negli orari sopra specificati per gruppi e visite guidate su prenotazione.

Ingresso: A pagamento, Previste riduzioni.

Informazioni visite: E' possibile organizzare visite guidate per gruppi e attività rivolte alle scuole, su prenotazione e a pagamento, anche nel periodo di chiusura contattando i servizi educativi del Museo:  Cellulare: 349 4118779, oppure all’e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Bookshop: Offre una selezione di cataloghi di mostre organizzate dall'Accademia, pubblicazioni inerenti la cultura neoclassica e cartoline.

Cenni storici:

Luigi Tadini (nato a Verona nel 1745, morto a Lovere nel 1829) incarna la figura del "nobile dilettante", amante del progresso, dell'arte e delle scienze e impegnato in prima persona per il benessere della comunità in campo politico, sociale, culturale. Il progetto culturale del conte si inquadra nel vivace dibattito sulla funzione educativa del Museo sostenuto da istanze di tipo illuminista e da un forte senso civico che vede nascere, tra Sette e Ottocento, "stabilimenti"o "istituti"di Belle arti di origine privata: l'Accademia Carrara a Bergamo (1795), la Pinacoteca di Paolo Tosio a Brescia (1832), lo Stabilimento di belle arti Malaspina a Pavia (1833), l'Istituto Ala Ponzone a Cremona (1842), che sono all'origine dell'attuale sistema museale lombardo. Tra questi, l'Accademia è l'unica ad aver mantenuto uniti, nella sede originaria, le collezioni, la biblioteca e l'archivio storico e questo, insieme alla felice collocazione paesaggistica sul lago, le conferisce un fascino unico. Il conte Tadini frequentava con la sua famiglia Lovere come località di villeggiatura; dopo la tragica scomparsa del figlio Faustino, travolto nel crollo di un edificio nel 1799, fu a lungo assente dalla città, dove fece ritorno nel 1818 con l'intento di edificare un palazzo per ospitarvi le proprie ricche collezioni d'arte. L'incarico fu affidato a Sebastiano Salimbeni, architetto dilettante, che progettò intorno alla cappella consacrata alla memoria di Faustino Tadini (celebrato da una Stele scolpita da Antonio Canova) un palazzo che servisse sia per l'esposizione delle collezioni, sia come sede delle scuola di disegno e di musica, importante punto di riferimento per il territorio sebino-camuno. La nuova costruzione, realizzata tra il 1821 e il 1824, poteva accogliere già nel 1827 le collezioni d'arte, che sino ad allora erano state esposte nelle dieci sale della residenza privata del conte a Crema. L'Accademia Tadini di Belle Arti, formalmente istituita nel 1829 alla morte del suo fondatore, è tra i più antichi musei lombardi, testimone fedele del gusto dell'età neoclassica. Ancora oggi è attiva la Scuola di musica con un regolare anno scolastico e corsi di perfezionamento, in estate, per violinisti, violoncellisti e cantanti lirici. La Sala dei concerti ospita ogni anno dal 1927 nei mesi di aprile e maggio una prestigiosa stagione di concerti di musica da camera con interpreti di livello internazionale.

Criteri espositivi e Itinerario di visita: Il solenne palazzo che si affaccia sul lago ha mantenuto il fascino del Museo antico. La collezione raccolta dal conte Luigi Tadini rispecchia la varietà di interessi di un aristocratico cresciuto nel clima dell'Illuminismo lombardo che raccoglieva, nella sua biblioteca opere di letteratura, filosofia, storia e scienze. I suoi interessi erano infatti rivolti alle espressioni più varie dell'arte, della tecnica e della natura: accanto ai dipinti, alle sculture, ai disegni e alle incisioni egli raccoglieva porcellane, e poi minerali, fossili e animali. Cuore della raccolta sono le opere di Antonio Canova che ebbe costanti rapporti di amicizia con la famiglia: la Religione, raro bozzetto in terracotta per il monumento a Clemente XIII, e la Stele Tadini, consacrata alla memoria di Faustino, figlio del conte, nel silenzio della cappella, che è tra gli ultimi capolavori del grande scultore. La Galleria, a cui si accede per un ampio scalone a tre rampe, è disposta su 23 sale intercomunicanti che ripropongono l'antico allestimento: il Gabinetto archeologico è tra i pochi in Lombardia ad aver mantenuto l'arredo ottocentesco, e tutte le sale mostrano i soffitti dipinti dal trevigliese Luigi Dell'Era (1826). Il percorso comprende una raffinata selezione di oggetti d'arte di gusto neoclassico tra i quali una significativa collezione di porcellane dalle più importanti manifatture italiane ed europee: Meissen, Sevres, la Real Fabbrica di Napoli. Tra i capolavori da non perdere, la Madonna con il Bambino di Jacopo Bellini, un Sant'Antonio da Padova di Antonio e Bartolomeo Vivarini, una bella pala d'altare di Paris Bordon, un Ritratto d'uomo in veste di oste di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, tre importanti dipinti di Francesco Hayez (Ecce Homo, Autoritratto, Madonna) una sezione destinata ad esporre, a rotazione, significative testimonianze d'arte moderna e contemporanea acquisite nel tempo. Successive acquisizioni, dopo mostre allestite presso l'Atelier del Tadini, hanno gradatamente costituito il fondo della sezione d'arte moderna e contemporanea. Particolare rilievo ha assunto, in questo senso, la rassegna Europars, per l'alto livello degli artisti presentati. Vari affreschi del XVI secolo, staccati in tempi diversi da esterni di case di Lovere, e raccolti nella Sala conferenze, documentano l'impegno dell'Accademia nella tutela e nella valorizzazione del territori.

Accessibilità turistica:

L’Accademia Tadini si snoda al piano nobile e al secondo piano di un edificio storico per cui presenta alcune difficoltà per l’accesso. Tuttavia è disponibile un ascensore che collega il pianterreno ai tre piani così da consentire l’accesso a persone con disabilità motorie. Al secondo piano è presente una toilette per disabili.

SAN PELLEGRINO TERME  MUSEO BREMBANO DI SCIENZE NATURALI. 


Indirizzo: Villa Speranza, Via S. Carlo, 32.

Telefono: 035 22141.

Sito: www.comune.sanpellegrinoterme.bg.it.

Apertura: A richiesta su prenotazione.

Ingresso: Gratuito.

Informazioni visite: Visite guidate su prenotazione.

Bookshop: Guida al Museo Brembano, Segnalibri Triassico.it.

Biblioteca Scientifica Malanchini: Solo su prenotazione Telefono: 035.22141.

Cenni storici: Fondato nel 1978, il primo nucleo del Museo Brembano fu costituito dalla sezione di paleontologia a cui si aggiunse più tardi la sezione di entomologia. Già allora, la caratteristica principale del Museo fu quella di conservare e valorizzare il materiale raccolto esclusivamente in Val Brembana, con l'intento di mantenere viva la conoscenza del patrimonio naturale di questo territorio. E' del 1996 il trasloco del Museo presso Villa Speranza, con l'acquisizione di uno spazio espositivo più ampio costituito attualmente da cinque sezioni: paleontologia, entomologia, zoologia, scienze della terra e botanica. Dal 2007 il Museo è entrato a far parte del sistema museale "Triassico.it", insieme al Museo Civico di Scienze Naturali "E.Caffi" di Bergamo - sezione di geologia e paleontologia, al Parco Paleontologico di Cene e al Monumento Naturale della Val Brunone (Berbenno).

Criteri espositivi e Itinerario di visita: La sezione di paleontologia: In questa sala sono riunite le testimonianze fossili delle principali successioni stratigrafiche della Valle Brembana; provengono da rocce antichissime di età compresa tra la fine del Permiano a tutto il Triassico (da 260 a 199 milioni di anni fa). L'aspetto più significativo è la preziosa raccolta di vertebrati triassici trovati soprattutto ad Endenna nei pressi di Zogno. Descrivono molto bene la ricca biodiversità dei mari caldi e bassi del Norico, caratterizzata da piattaforme carbonatiche, barriere coralline e basse lagune. Numerosi crostacei, grandi e piccoli pesci predatori, gli antenati degli attuali celacantidi e minuscoli folidoforidi sono riuniti in una serie di vetrine. E poi ancora altri pesci, abitatori delle zone di piattaforma,dotati di robuste dentature specializzate nello strappare e triturare gusci per trarre nutrimento dalle loro vittime. Nell'acqua vivevano i Placodonti, rettili estinti dall'aspetto simile a quello delle attuali tartarughe, dei quali sono conservati i resti del robusto carapace. Erano presenti anche rettili predatori, molto più grandi, come il Fitosauro, di cui è esposta la mascella superiore e l'Endennasaurus, rettile specializzato nella caccia in acqua. Nelle vetrine del Museo potrete osservare anche altri reperti fossili risalenti ad epoche diverse: le impronte paleozoiche lasciate da piccoli anfibi ritrovate nei pressi del Passo San Marco, le preziose ammoniti nere di Lenna, gli invertebrati dei calcari chiari e massicci della media valle. La sezione di entomologia: L'intera collezione di lepidotteri presente nel Museo è stata donata da Attilio Torriani, uno dei fondatori del Museo, ed è costituita da oltre 700 specie diverse, catturate tra gli anni '70 e '80, da Sedrina fino al confine nord della valle, al Passo San Marco. Essa costituisce la più ampia collezione di lepidotteri osservabili in Val Brembana. La Sala di Entomologia accoglie il visitatore con una serie di pannelli, ricchi di disegni colorati, che descrivono i tanti aspetti della vita dei Lepidotteri: Una serie di espositori contenenti esemplari di lepidotteri completano l'illustrazione delle specie tipiche del territorio vallare. Il diorama d'ambiente alpino "l'anfiteatro della Conca del Calvi": In una sala del Museo è allestito un Diorama che rappresenta il paesaggio naturale al Rifugio Calvi (2015 m) nelle Prealpi Orobie. Sullo sfondo si possono ammirare alcune delle vette più alte delle nostre Orobie: Punta Aga (2720 m), Diavolo e Diavolino (2914 e 2810 m) e Monte Grabiasca (2705 m). All'interno del diorama alcuni rari esemplari di fauna tipica dell'ambiente alpino rendono suggestiva l'intera rappresentazione. La sezione di botanica: Il Museo Brembano di Scienze Naturali ha la cercato nel corso del tempo di aumentare i propri contenuti scientifici puntando ad integrare spiegazioni, conoscenze e materiale esposto riguardante il territorio della Valle Brembana. In questa direzione appunto, si è deciso di predisporre diversi pannelli illustrativi che raccontassero e descrivessero al meglio la flora brembana, con un particolare riguardo verso i fiori. Questa sezione è costituita da diversi pannelli, disposti lungo una parete del Museo, che illustrano in modo semplice e fotografico la flora prealpina, attraverso un percorso nei diversi habitat delle nostre montagne: dalle praterie oltre il limite della vegetazione arborea alle macchie lungo i corsi d'acqua, dai boschi termofili delle colline alle foreste di Abete rosso tipici dell'alta Valle Brembana. La sezione di geologia: Nella sala di geologia è collocata una vetrina aperta in cui sono disposti diversi campioni di rocce che è possibile toccare ed esaminare di persona e che testimoniano le varie fasi dell'evoluzione geologica della valle. Sala multimediale e biblioteca scientifica "Malanchini": Il Museo Brembano di Scienze Naturali completa la sua offerta culturale con una Sala multimediale e una Biblioteca scientifica. La Sala multimediale ha una capienza di 50 posti ed è attualmente utilizzata per laboratori di carattere scientifico naturalistico, visite guidate e serate a tema su argomenti legati al Museo come fonte documentale sulla storia, la geologia e la natura della Valle Brembana. La Biblioteca Scientifica "Malanchini", frutto di una generosa donazione del Professor Ingegnere  Luciano Malanchini a cui la biblioteca è intitolata, è stata allestita in una sala della "Torretta" di Villa Speranza, raccoglie diverse migliaia di titoli scientifici di grande valore, legati al tema generale del territorio bergamasco o più in particolare brembano.

Accessibilità turistica:

Il museo Brembano di Scienze Naturali è accessibile ad un pubblico con disabilità motoria e uditiva in quanto la sede è raggiungibile mediante percorso con scivolo e ascensore, ed in ogni sala sono collocati pannelli esplicativi.

PONTE NOSSA  MAGLIO MUSEO.


Indirizzo: Via dei Magli, 7,  24028 Ponte Nossa.

Telefono: 035 701054; Fax: 035 703631.

Sito: www.maglinossa.it.

Apertura: Luglio e agosto e in concomitanza di eventi particolari (visitare sul sito alla pagina eventi).

Ingresso: Offerta libera. Previste tariffe scolastiche.

Informazioni visite: Per singoli o piccoli gruppi su prenotazione.

Bookshop: E' disponibile il libro di G. Carlo e Valentino Salvoldi su Nossa e i suoi Magli e il libro di M.Rossi e A.Gattiglia "I Magli e le acque della Nossa. Documentazione storica dell'Archivio". L'estratto solo sul capitolo dei Magli ed il CD relativo al Maglio Museo oltre al depliant informativo.

Cenni Storici: La sede del Museo è il Maglio detto Minore, un edificio già noto nel Cinquecento. Si tratta di un Maglio idraulico, che serviva per la produzione di chiodi, utensili per miniera e per l'agricoltura come badili, picconi, forconi e zappe. Il Maglio è rimasto attivo fino al 1964 ed in seguito è stato restaurato, dal 1985 è diventato sede del Museo. Il Museo Maglio si erge lungo il corso del fiume Nossa, uno dei più corti d'Italia. Il Nossa è considerato un fiume per via della grande e costante portata d'acqua nonostante sia lungo soltanto cinquecento metri. La valle ha una sua rara bellezza e il fiume ha creato nel corso dei secoli molti posti di lavoro: la forza della sua acqua per secoli ha spinto le pale di quattro fucine e due mulini, oltre a rifornire un lavatoio e una piccola centrale. L'attività dei magli del fiume Nossa è antichissima, ma non se ne conosce l'origine precisa. Essa rientra in un sistema economico che in passato ha usato l'energia dell'acqua in modo intelligente e senza sprechi.

Criteri espositivi e Itinerario visite: Il Museo è costituito da un locale principale e da altri tre adibiti ad esposizione. Pannelli grafici illustrano con chiarezza le fasi di lavorazione degli utensili fabbricati di cui alcuni esemplari esposti. Nel locale centrale si trovano, mantenuti in buono stato di conservazione, tutti i meccanismi: il grosso martello con il manico costituito da un tronco, azionato da un albero motore in legno e la pesante mola; essi sono mossi dalle due ruote visibili all'esterno dell'edificio. In occasione delle aperture o delle visite tutti i meccanismi sono messi in funzione. Anche la fucina è attiva e la forgia utilizza ancora l'aria che giunge dalla tromba idroeolica alimentata dal canale in fregio all'edificio. Al piano superiore vi è una sala con modelli che ricostruiscono il maglio, la tromba idroeolica, la mola e l'intero edificio; tali modelli, preparati appositamente per i non vedenti, permettono ai visitatori di capire meglio le modalità di costruzione e il funzionamento dei meccanismi.

Accessibilità turistica:

Per i disabili il museo può mettere a disposizione solo le tre sale al primo piano.

MUSEO DEL MONASTERO DI PONTIDA.


Indirizzo: Piazza Giuramento, 155,  24030 Pontida.

Telefono: 035 795025;

Fax: 035 4385427.

Sito: www.monasterosangiacomo.it.

Apertura: A richiesta su appuntamento.

Ingresso: Gratuito.

Informazioni visite: A richiesta.

Cenni storici: Il Museo nasce nel 1976 per celebrare il 9° centenario della fondazione del monastero. Nell'occasione si è deciso di ristrutturare alcuni ambienti, in origine adibiti a mensa e cucina, per destinarli a luogo di raccolta delle principali opere d'arte e cimeli sparsi per il monastero. Criteri espositivi: La visita inizia con una serie di reperti archeologici, collocati prima dell'ingresso, appartenenti all'antico monastero. Questi reperti vennero ritrovati nel 1966 durante i lavori di sistemazione del piazzale antistante l'abbazia, eseguiti per celebrare l'ottavo centenario del famoso "giuramento". Il Museo è organizzato in quattro sale. Nella prima le opere più significative sono la pala detta "della Pentecoste", attribuibile ai Marinoni, famiglia di pittori attivi in bergamasca nel ‘500 e presumibilmente autori anche degli affreschi della sacrestia, della sala capitolare e del chiostro superiore. Non meno interessante il trittico della "Madonna della Misericordia con i Santi Giovanni Battista e Gerolamo", attribuibile ad un pittore lombardo-veneto del tardo Quattrocento e il "Martirio di S. Giacomo" di Giovan Battista Ferrari. Ancora nella prima sala si trova la "Madonna in gloria con Santi" opera di Luca Martinelli, pittore della scuola dei Bassano, e "S. Benedetto" di Carlo Ceresa, dono delle monache benedettine di Bergamo. Nella seconda sala sono interessanti alcuni mobili ed arredi, alcuni piccoli dipinti su rame ed un'opera attribuita al Cappella. Nella terza sala di particolare interesse la decorazione settecentesca a finta architettura del soffitto, alcune stampe riproducenti i teleri di Palazzo Ducale, acquerellate dall'architetto Carlo Amati che donò al monastero. Gli arredi presenti nel Museo e alcune sedie, riccamente ornate, sono dono del mobiliere pontidese Osvaldo Valli. Nella quarta sala, in una piccola cappella, sono collocati vari arredi sacri e, sulle pareti, alcune opere pittoriche di diverse epoche e provenienza.

Accessibilità turistica:

Il monastero è collocato in una posizione scomoda per chi ha problemi di mobilità. Tuttavia la chiesa è accessibile grazie a un ascensore e a un piccolo scivolo.

PRADELLA  MUSEO DI  MINERALI E CRISTALLI.


Indirizzo: Via Pradella, 3,  24020 Schilpario Frazione Pradella.

Telefono: 0346 55024;

Fax: 0346 55024.

Sito: www.scalve.com/albergo.sanmarco - www.albergo-sanmarco.it.

Apertura: sabato e domenica: 9.00 12.00 / 15.00 20.00. Da lunedì a venerdì su prenotazione.

Ingresso: Offerta libera.

Informazioni visite: Visite guidate su prenotazione.

Bookshop: E' presente materiale didattico per consultazione.

Cenni Storici: Il Museo ha sede presso l'Hotel San Marco a Schilpario, in frazione Pradella. La sua nascita risale all'anno 1980 grazie al Sig. Antonio Pizio.La passione di "cercatore di cristalli" del Sig. Pizio iniziò pian piano e la collezione cominciò a crescere, così come lo studio e la conoscenza dei minerali. Con l'apprezzamento da parte di molte persone e soprattutto di scolaresche, per queste meraviglie della natura, egli creò un "Museo", in modo che tutti gli interessati potessero vedere di persona le creazioni meravigliose delle montagne e del sottosuolo del nostro territorio, comprese le miniere, ora con cessata attività estrattiva. I giovani visitando la collezione di minerali e cristalli, possono acquisire conoscenze in materia geologica del nostro territorio. Il Museo offre la visita guidata con l'allestimento di più di 2.000 pezzi di unica bellezza.

Criteri espositivi e Itinerario visite: Ampia panoramica e aspetti tecnici riguardanti la nascita e l'evoluzione dei minerali e dei cristalli.

Accessibilità turistica:

Il museo dispone di spazi senza barriere architettoniche.

ROMANO DI LOMBARDIA  MACS MUSEO D’ARTE E CULTURA SACRA.


Indirizzo: Vicolo Chiuso, 22,  Romano di Lombardia.

Telefono: 0363 902507.

Fax: 0363 913868.

Sito: www.arteculturasacra.com.

Apertura: mercoledì e giovedì: 9.30 12.30. venerdì, sabato, domenica e festivi: 9.30 12.30 / 15.00 19.30. Natale, Pasqua, S.Stefano e Capodanno: 16.00 19.30. Per scolaresche aperto tutti i giorni in orari da concordare.

Ingresso: A pagamento, Previste riduzioni. La vendita dei biglietti termina un'ora prima della chiusura al pubblico.

Informazioni visite: É possibile usufruire del servizio visite guidate e laboratori didattici su prenotazione.

Bookshop: Il Museo mette a disposizione materiale didattico e informativo oltre a cataloghi e pubblicazioni relativi a mostre ed eventi.

Cenni storici: Il Museo d’Arte e Cultura Sacra, inaugurato il 14 settembre 2006, è ubicato in pieno centro storico. Anticamente la zona aveva una vocazione commerciale, con strade porticate, sfruttate per i tre mercati settimanali. La realtà occupa uno stabile di nobili origini recentemente ristrutturato; il fabbricato risulta essere molto interessante dal punto di vista architettonico, l’edificio interno mostra segni di chiara impronta rinascimentale con elementi decorativi ad affresco, così che lo stesso contenitore diventa parte integrante del Museo. Il museo intende presentare il ricco patrimonio artistico e devozionale composto da arredi sacri, arredi processionali, sculture lapidee e lignee, mobili, dipinti, ma anche documenti d’archivio, inoltre si propone come luogo aperto a nuove presentazioni di opere d’arte, in un dialogo continuo tra l’esposizione permanente e le esposizioni temporanee che si alterneranno negli appositi spazi.

Criteri espositivi e Itinerari di visita: Le collezioni ed i reperti sono esposti nelle sale seguendo un ordine cronologico che prende le mosse dalle origini della città di Romano di Lombardia, prosegue con opere rinascimentali, barocche, dell’Ottocento e del Novecento, fino a giungere ad esempi di arte sacra contemporanea attraverso terrecotte, sculture lapidee e lignee, dipinti, oreficerie e arredi che fanno parte del patrimonio locale. Nel cospicuo numero di oggetti di oreficeria si segnalano la “Pace” realizzata con la tecnica a niello, della seconda metà del Quattrocento e l’Ostensorio ambrosiano cinquecentesco. Il Museo ospita inoltre una qualificata e ricca quadreria ed un numero interessante di reliquiari datati dal 1600 ad oggi. Si entra nel Museo attraverso un portico, superato il quale ci si ritrova in una piccola corte, sobria ma elegante, che ben introduce alla raccolta museale nelle sale destinate ad esposizione permanente e temporanea, all’ufficio di direzione del Museo e al deposito. Sono inoltre presenti una sala conferenze e alcuni ambienti utilizzati per lo svolgimento dei laboratori didattici. Per favorire lo studio e la ricerca, al Museo è annessa una Biblioteca suddivisa in quattro sezioni principali, dove si possono consultare numerosi testi antichi, riviste di storia dell’arte e altro ancora. Nello stesso stabile trovano spazio anche l’archivio antico della parrocchia e quello generale del Museo. Infine il Museo ospita la donazione di Rinaldo Pigola, uno tra i più noti pittori d’arte contemporanea romanese, recentemente scomparso. Oltre a questa sede principale, il Museo è formato anche da altre sedi staccate, distanti poche centinaia di metri dalla sede principale: • una sala espositiva ubicata al piano terreno dei quattrocenteschi Portici della Misericordia, in via Colleoni. • due sale espositive, già sedi rispettivamente delle Confraternite del SS. Sacramento e del S. Rosario adiacenti alla sagrestia della Chiesa Prepositurale.

Accessibilità turistica:

È accessibile ai disabili motori.

SCHILPARIO  MUSEO ETNOGRAFICO. 


Indirizzo: Via dei Goi.

Telefono: 0346 55393;

Fax: 034655275.

Sito: www.cmscalve.bg.it

e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Apertura: Da martedì a domenica: 15.00 18.00.

Ingresso: A pagamento, Previste riduzioni.

Informazioni visite: Visite guidate per gruppi e scolaresche su prenotazione.

Cenni storici: All'estremità orientale della Valle di Scalve sorge il paese di Schilpario, situato al termine di un'ampia conca prativa solcata dal fiume Dezzo e circondata da fitte abetaie. Tutta la vallata è racchiusa in un imponente anfiteatro di vette fra le più alte delle Orobie: il massiccio della Presolana, il monte Venerocolo, il Pizzo Camino, e le cime dei Campelli con il Cimon della Bagozza. Schilpario, centro principale della vallata, con i suoi 1135 metri di altitudine è oggi una nota località di villeggiatura estiva ed invernale, ma il suo passato racchiude un patrimonio storico e culturale di cui il Museo etnografico è testimone e custode. Attraverso documenti, immagini fotografiche, strumenti di lavoro e oggetti della vita quotidiana, il Museo racconta la faticosa esistenza degli abitanti della zona, costretti dalle condizioni ambientali, strutturali ed economiche ad un lavoro duro ed incessante, svolto da uomini, donne, ragazzi, per sopravvivere e per rendere il più possibile redditizia l'economia della valle. Sono molteplici le attività del passato, protrattesi fino a tempi non poi tanto remoti, cui erano dediti questi laboriosi valligiani: dall'agricoltura all'allevamento del bestiame; dall'attività casearia (ad esso connessa) alla pastorizia; dallo sfruttamento del bosco alla coltivazione e lavorazione del lino e della canapa; dal lavoro dei falegnami e carpentieri a quello dei carbonai, per giungere all'attività mineraria ed a quella dei forni fusori. Soltanto quelle legate ai boschi e alla miniera erano riservate agli uomini, mentre tutte le altre attività impegnavano anche, e soprattutto le donne, venendo ad assommarsi a quelle che sono prerogative essenzialmente femminili, come il quotidiano lavoro casalingo e l'allevamento dei figli. I ragazzi poi venivano impegnati fin dall'età di 10-12 anni, soprattutto per il trasporto dei materiali.

Criteri espositivi e Itinerario di visita: Estremamente interessante è il fatto che il Museo, costituito nel corso degli anni ‘70-‘80 ed inaugurato nel luglio del 1986, sia stato inserito in un antico edificio ristrutturato che è esso stesso, parte integrante del complesso etnografico e culturale (al piano superiore è collocata la biblioteca). All' esterno vi è una grande ruota di mulino, con le pale azionate dall'acqua del fiume Dezzo che vi scorre a fianco, collegata all'interno con ruote dentate che azionano macina, frantoio e torchio per la produzione dell'olio di lino, oltre alla macina per il frumento. Questo insieme di macchinari, veramente affascinante, si trova nel piano seminterrato del Museo mentre arnesi ed attrezzi sono distribuiti fra questo stesso piano e quello superiore, posto a livello stradale. All'ingresso del percorso espositivo due pietre, profondamente solcate, testimoniano il duro lavoro degli "strusì" che con le slitte (lese) trascinavano a fondo valle il minerale di ferro estratto dalle miniere della zona. Inizia poi l'esposizione di attrezzi per il lavoro dei campi, dove venivano coltivati soprattutto lino, canapa, frumento, patate: vomere, aratro, macchina per seminare, erpice, giogo, zappa, falce, rastrello, forca, vari tipi di vanga tra cui una per tagliare la paglia (taia paia).  Collegati all'allevamento del bestiame, alla pastorizia ed alla attività casearia, vi sono vari oggetti originali, dalle museruole per i vitelli ad un arnese per raddrizzare le corna alle bestie; bacinelle e ciotole per contenere il latte o per raccogliere la panna; vari tipi di zangole e stampi per il burro, decorati ad incisione; originale un arnese in legno chiamato "tessera" e datato 1794, che serviva per misurare e registrare la consegna del latte, quando ancora non si usava la bilancia. I boschi che circondano Schilpario erano una grande risorsa, venivano sfruttati sia come legna da trasformare in carbone per i forni fusori (due a Schilpario, uno a Vilminore e uno a Dezzo), sia per utilizzare, quale copertura per i tetti, la corteccia che veniva tolta con il "ruschì". Si passa poi alle attività esclusivamente femminili: filatura e tessitura di lino, canapa e lana, con i relativi attrezzi (gramula, pettini, aspi, arcolai, telaio); lavori legati alla vita di ogni giorno con i suoi vari aspetti, dalle pratiche religiose (una croce in ferro ed alcuni ex-voto) alla cura dell'infanzia (la culla in legno, l' "andarì" per i primi passi, vari giocattoli).  Un enorme paiolo ("culdera") serviva a scaldare il latte per la lavorazione casearia, o a far bollire acqua per vari usi (macellazione del maiale, bucato, ecc.); il percorso al pianoterra si chiude con attrezzi da cucina e oggetti domestici utilizzati nella vita quotidiana. Al piano inferiore del Museo, oltre ai grandi macchinari azionati dalla ruota del mulino già citati, sono esposti alcuni finimenti degli animali da traino, una ruota di carro e due "birocci" riservati al trasporto di persone. Vi sono pure testimoniate le attività di falegnami, carpentieri e carbonai attraverso oggetti come pialle, scalpelli, trapani, o come il cavalletto per la costruzione degli zoccoli o gli strumenti legati alla produzione del carbone; in un piccolo ambiente laterale sono conservati alcuni attrezzi per il lavoro in miniera, come martelli pneumatici, slitte per il trasporto del minerale, frammenti di fune per la teleferica, usata in tempi più recenti. La grande importanza che l'attività estrattiva ebbe per la Valle di Scalve, è testimoniata in modo più ampio e significativo dal Museo della Miniera. Tutte le sezioni del Museo etnografico sono corredate da pannelli illustrativi; particolarmente toccante è la presenza di bauli, passaporti e documenti di viaggio degli emigranti che, fin dall'epoca della dominazione veneta, erano spesso costretti ad abbandonare la valle, alla ricerca di un lavoro più remunerativo.

Accessibilità turistica:

Sia il museo etnografico che la biblioteca sono in grado di accogliere portatori di disabilità motoria, in quanto ci sono spazi senza barriere architettoniche, esiste l’ascensore, e c’è una toilette per disabili.

TREVIGLIO  ARCHIVIO E MUSEO STORICO SAME. 


Indirizzo: Viale Francesco Cassani, 15.

Telefono: 0363 421695 (archivio); 0363 421757 (Museo);

Fax: 0363 423695. E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Sito: www.samedeutz-fahr.com/museo/index.htm.

Apertura: Da lunedì a venerdì (su appuntamento): 9.00 17.00. Chiusura: festività natalizie e agosto.

Ingresso:Gratuito. Informazioni visite: Visite guidate su prenotazione, anche in inglese, francese e tedesco.

Bookshop: Bookshop, giftshop, copie digitali documentazione tecnica, auditorium. Biblioteca: Da lunedì a venerdì (su appuntamento) 9.00 17.00.

Cenni storici: L'idea di raccogliere modelli, progetti, brevetti e documenti in un Museo vero e proprio nasce nel 1970, quando una sala del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano viene allestita con un esemplare della storica trattrice Cassani e altri modelli provenienti dalla SAME. L'azienda capisce dunque l'importanza di raccogliere la memoria della propria tecnologia e delle tappe evolutive della sua storia, organizzando prima un'esposizione dei modelli storici restaurati nel 1989 e poi dando vita, nel 1996, ad un Museo vero e proprio che sorgerà al fianco delle linee di produzione dell'azienda. Il Museo Storico SAME, inaugurato nel 2008, è ospitato in un ampio open space e comprende un'area espositiva di circa 2.500 mq. L'Archivio Storico SAME voluto fortemente dalla Presidenza della Società, è stato inaugurato nel dicembre del 2004. L'Archivio, ospitato in un'area dell'azienda di 200 mq opportunamente ristrutturata e che accoglieva un tempo il magazzino ricambi, ha il compito di raccogliere, conservare e valorizzare la documentazione storica relativa alla lunga vita della SAME e dei marchi di proprietà del Gruppo: Lamborghini, Hürlimann, Deutz-Fahr. Al suo interno sono conservate oltre undicimila unità archivistiche organizzate in una ricca fototeca, una biblioteca specializzata con una sezione di Tesi di Laurea e di pubblicazioni sulla meccanizzazione agricola in Italia, la straordinaria documentazione tecnica (disegni originali, brevetti, libretti uso e manutenzione, manuali d'officina, cataloghi parti di ricambio, modelli in scala), e pubblicitaria (cataloghi, depliant, pubblicità a stampa, calendari, house organ, filmati, merchandising storico), la rassegna stampa e i bilanci relativi al Gruppo SAME DEUTZ-FAHR .

Criteri espositivi e Itinerario di visita: Oltrepassata la soglia dove si trova la figura di Francesco Cassani opera di Francesco Messina il Museo rappresenta un vero e proprio viaggio nella storia della meccanizzazione agricola. Custodisce infatti materiali di pregio, non di rado in unica copia, che testimoniano la storia della Società, ma è molto di più di un'esposizione di trattori: alcune tra le più importanti tappe della meccanizzazione agricola vi sono rappresentate attraverso prototipi e macchine di serie in perfetto stato di conservazione, materiale originale, testuale e iconografico. In primo piano, naturalmente, i trattori. Trentacinque quelli esposti tra i quali il modello più significativo è una pietra miliare della meccanizzazione agricola: la trattrice Cassani 40 Cv del 1927 la prima al mondo con motore diesel.  Accanto alle macchine tra le quali si distinguono anche i modelli più significativi della produzione recente, alle attrezzature e ai dispositivi tecnologici, sono in esposizione anche schede tecniche e materiale iconografico e documentario: manuali operativi, letteratura di vendita e supporti pubblicitari.

Accessibilità turistica:

L’archivio e il museo storico presentano spazi senza barriere architettoniche e toilette per disabili.